Emergono le migliori cantine al mondo trattate dalla Guida Michelin. Nel cuore suggestivo dell’antico Palazzo dei Duchi di Borgogna, oggi sede del municipio di Digione, la prestigiosa Guida MICHELIN ha svelato la prima, storica selezione delle Uve 2026. La Borgogna, regione di riferimento assoluto per tutti gli amanti del vino, incarna da sempre un approccio profondamente radicato nel patrimonio culturale e territoriale.

I dettagli sulle migliori cantine al mondo trattate dalla Guida Michelin
Qui, le aziende vinicole familiari e a misura d’uomo tramandano di generazione in generazione una tradizione fatta di estremo rigore e cura costante. Dalla Côte de Nuits alla Côte de Beaune, fino alla Côte Chalonnaise, sono questa storia e questa identità, segnate in modo indelebile dall’espressione pura dello Chardonnay e del Pinot Noir, a rendere la Borgogna celebre in ogni angolo del pianeta.
In questa attesissima edizione inaugurale, la Guida ha premiato 9 aziende vinicole con il massimo riconoscimento delle 3 Uve, 20 con 2 Uve e 33 con 1 Uva, includendo inoltre nel firmamento enologico altre 32 tenute selezionate. Gwendal Poullennec, Direttore internazionale della Guida MICHELIN, ha sottolineato come questo esordio riveli una Borgogna fedele alla propria eredità, ma decisamente viva e dinamica.
Sebbene la regione rimanga una delle più strutturate al mondo grazie alla rigida gerarchia dei suoi terroir, la selezione dimostra che l’eccellenza non si limita al prestigio del nome, ma si esprime nella precisione millimetrica del lavoro svolto in vigna e in cantina, oltre che nella personalità che ogni vignaiolo imprime al proprio domaine. Il riconoscimento supremo delle 3 Uve valorizza produttori d’eccezione capaci di offrire piena fiducia agli appassionati in qualunque annata.
Per l’esordio, queste cantine si dividono tra le terre di riferimento della Côte de Beaune e della Côte de Nuits. Quest’ultima, in particolare, brilla collocando ben cinque dei suoi domaines tra le massime distinzioni. Tra queste spicca il Domaine de Cécile Tremblay a Morey-Saint-Denis che, fondato nel 2003, si è imposto in meno di vent’anni come una rarità contemporanea grazie a uno stile unico incentrato sulla viticoltura biologica e su tannini setosi. A Gevrey-Chambertin, il Domaine Dugat-Py produce vini concentrati da vigne vecchie in biodinamica, affinando dal 2015 la sua storica potenza.
Il Domaine Roumier, pilastro a Chambolle-Musigny dal 1924, continua a confermarsi un riferimento imprescindibile sotto la guida delle nuove generazioni. Vertice naturale della selezione è poi il Domaine de la Romanée-Conti a Vosne-Romanée, che perpetua una leggendaria governance familiare su 28 ettari di Grand Cru coltivati in biodinamica. Infine, la leggendaria Lalou Bize-Leroy conclude magistralmente la selezione imponendosi come l’unica vignaiola capace di posizionare ben due domaines ai vertici delle 3 Uve: il Domaine Leroy a Vosne-Romanée e il Domaine d’Auvenay a Saint-Romain.




