Cucina a “chilometro zero”

di Luca Bruno Commenta

Non solo una moda, la ciucina a km0 rappresenta una rinnovata sensibilità ed un maggior rispetto per l'ambiente in cui viviamo.

pomodorini

La definizione “chilometro zero” che ha avuto in questi ultimi anni un grande successo ed è diventata il fulcro di un ampio dibattito sull’alimentazione in generale inserita in un discorso di salute ambientale e di ecologia, identifica quel modo di cucinare e reperire alimenti e cibi esclusivamente prodotti nel territorio circostante, evitando dunque tutti quei prodotti che per arrivare alla nostra tavola devono percorrere centinaia e talvolta migliaia di chilometri.

Si tratta di un meccanismo che, secondo i promotori, incentiva un modo di cucinare consapevole e salutare.

La cucina a km0 offre diversi aspetti vantaggiosi.

Se da un lato privilegia la produzione locale, incentivando quindi i piccoli produttori e le potenzialità produttive del territorio intorno, dall’altro la cucina a km0 rappresenta in prospettiva un grosso risparmio in termini di costi per il trasporto delle merci, ed ha un minor impatto ambientale in termini di inquinamento ed emissione di gas nocivi nell’atmosfera, che soprattutto negli ultimi decenni hanno provocato cambiamenti climatici talvolta molto gravi e pericolosi.

Una pratica che stimola una conoscenza più approfondita del territorio, grazie alla valorizzazione delle sue risorse e la riscoperta di prodotti agricoli ed artigianali che spesso, non avendo accesso alla grande distribuzione, rischiano di scomparire o di rimanere relegati a pochi appassionati estimatori.

Cucinare a km0 accentua anche la consapevolezza di quanto sia importante ritornare ad avere un rapporto più naturale con l’ambiente ed essere maggiormente rispettosi dei suoi ritmi e delle sue necessità.

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