Le regole INRAN per la merenda sana

di Alba D'Alberto Commenta

Tanti genitori ma anche chi ama restare in forma deve capire qual è il giusto sistema per costruirsi una merenda ad arte, per aver sempre a portata di mano uno snack gusto ed equilibrato, che dia energia senza appesantire l’organismo. Ecco le regole fornite dall’INRAN a riguardo. 

Il nutrizionista e medico sportivo Michelangelo Giampietro fa delle osservazioni sulle merende dei bambini e gli fa eco Claudio Maffeis, professore associato presso il Dipartimento Materno-Infantile e di Biologia-Genetica dell’Università di Verona:

“Le merendine per un bambino che fa sport sono migliori  degli integratori alimentari. Se  inserite in modo ragionevole nell’alimentazione complessiva  della giornata le merendine,  intese come prodotti da forno monodose, non costituiscono alcun problema. Come tutti gli altri alimenti, le merendine possono diventare un problema se vengono consumate in quantità eccessiva: una  merendina fornisce in media 150  calorie, circa il 7-8% di quelle consumate  in una giornata da un bambino di 10 anni. Quindi dal punto di vista calorico, una merendina costituisce un’alternativa razionale ad una porzione di pizza o ad un piccolo panino imbottito per lo spuntino del mattino o del pomeriggio.”

Le regole dell’INRAN per la merenda sana sono tutte riassunte in questo splendido specchietto. 

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Poi basta dare un’occhiata anche ai siti che si occupano di lotta ai tumori per scoprire che ci sono cibi che tendenzialmente sono associati alla lotta contro il cancro ma in realtà rendono il cancro più “vicino”. 

La Rivista Pediatrics ha mostrato qualche anno fa che non c’è nessuna prova che il latte faccia bene alle ossa. “E’ un’illusione” spiega il prof. Berrino nel video realizzato dal laboratorio di cucina naturale di Manuela Palestra in occasione dell’incontro su “Alimentazione e salute” – spiegando inoltre che i bambini, come anche gli adulti, sono oggi “troppo nutriti” perché ci sia bisogno di mangiare latte quotidianamente. Il latte e formaggio di mucca stimola i fattori di crescita, i quali – dice Barrino – “sono più alti nei malati di cancro”.

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