Le mele allungano davvero la vita delle over70

di Alba D'Alberto Commenta

Una mela al giorno leva il medico di torno, lo dice anche il nostro detto popolare e secondo un gruppo di ricercatori australiani è vero. Ecco perché bisogna inserire nella cucina sana e nell’alimentazione corretta, almeno un frutto al giorno di questo tipo. I benefici delle mele spiegati a chi non vuole sentir parlare di frutta!

Spiegano i ricercatori ai microfoni dell’Ansa: 

mele

“Le mele offrono un contributo significativo a fattori dietetici ritenuti importanti per la salute: fibra dietetica, flavonoidi, vitamine come la C, potassio e magnesio”, scrive il responsabile della ricerca, Jonathan Hodgson sul Free Radical Biology and Medicine Journal. I flavonoidi sono una sostanza nutriente contenuta nella buccia delle mele, mentre la fibra è contenuta nella polpa, aggiunge. Vi può tuttavia essere un legame fra le donne che mangiano regolarmente frutta e un loro stile di vita più sano nell’insieme, un fattore di cui lo studio ha tenuto conto, spiega lo studioso. Benché lo studio si sia concentrato sulle mele, è dimostrato che la frutta di ogni genere migliora lo stato di salute. “Abbiamo osservato che altri frutti sono associati con un rischio ridotto di mortalità da malattie cardiovascolari o cancro”, scrive ancora Hodgson. “Le banane in particolare hanno dimostrato di proteggere da malattie cardiovascolari. Quindi incoraggiamo il consumo non solo di mele ma anche di altra frutta”.

Che la mela facesse bene si sapeva ma il perché fosse in grado di allungare la vita non era ancora stato chiarito. Adesso le evidenze scientifiche sono alla luce del sole. Per 15 anni i ricercatori australiani hanno studiato l’incidenza di una serie di abitudini alimentari – tra cui una mela al giorno – sulla speranza di vita delle donne anziane. 1500 esponenti del gentil sesso di età compresa tra 70 e 85 anni che hanno risposto a questionari molto dettagliati sul consumo di frutta giornaliero.

È stato provato che chi mangiava una mela al giorno aveva un rischio di morire del 35% minore rispetto a chi non ne mangiava affatto. 

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