Zuppa di lenticchie nere, ma quali sono?

di Alba D'Alberto Commenta

Le lenticchie italiane, comprese quelle che hanno il marchio DOP, sono di tanti tipi. Si conoscono benissimo le lenticchie di Castelluccio mentre sono forse meno conosciute le lenticchie nere. Dopo la presentazione della ricetta tratta dal sito dell’EXPO cerchiamo di capire che particolarità custodiscono queste lenticchie. 

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Zuppa di lenticchie nere con crostini al culatello. Riscopriamo sapori antichi: le lenticchie nere di Leonforte, un presidio slow food che torna alla ribalta per le sue proprietà nutrizionali eccezionali.

Ingredienti

  • 300 grammi di Lenticchie, nere di Leonforte
  • litro di Brodo vegetale
  • Cipolle
  • Carote
  • presa di Rosmarino
  • Sedano, gambo
  • cucchiaio da tè di Prezzemolo, tritato
  • cucchiai da tavola di Olio extravergine d’oliva (EVO)
  • pizzichi di Sale
  • 300 grammi di Pane tostato
  • 50 grammi di Culatello

 

Preparazione

  1. Soffriggere in due cucchiai di olio la carota, il sedano e la cipolla precedentemente tritati, aggiungere la lenticchia nera e dopo averla fatta insaporire unire il brodo caldo e gli odori (rosmarino e prezzemolo). 
  2. Lasciare cuocere per circa 50 minuti a fuoco moderato.
  3. Frullare metà della zuppa per conferire cremosità al piatto.
  4. Tostare il pane su cui si disporranno le fette di culatello che accompagneranno la zuppa e aggiungere un cucchiaio di olio a crudo.

Una lenticchia che rischiava l’estinzione (d Agrirape.it)

Questa lenticchia è un’ antica cultivar tipica della provincia di Enna, coltivata nei comuni di Enna, Leonforte, Calascibetta e Nicosia. Molto apprezzata fino agli anni ’50. Dal dopoguerra in poi la sua produzione si è via via scemata, complice la politica agricola comunitaria, ma soprattutto l’avvento di nuove cultivar più resistenti, più produttive e la cui produzione era possibile meccanizzare. In tutto questo arco di tempo la lenticchia nera ha rischiato seriamente di scomparire per sempre, ed è stata prodotta in quantità variabili dai 100 ai 400 kg/anno. Nel 2002, essendo intenzionati ad iniziare la produzione di questo legume e avendo bisogno della relativa semente, siamo riusciti a trovarne solamente 800 grammi! Dunque è diventata una vera e propria “chicca” da buongustai, che per gran parte viene venduta all’interno della provincia stessa.

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