Non si può parlare di caffè senza prima menzionare la regione Kaffa dell’Etiopia dove appunto la pianta del caffè cresceva spontaneamente e dove la maggior parte degli abitanti usavano spremerne i frutti maturi creando così una bevanda rossastra che dava effetti eccitanti e proprio per questo veniva spesso usata anche come medicinale naturale.
In ogni caso è quasi impossibile dare una denominazione geografica precisa al caffè e alla sua scoperta come bevanda, molti infatti sostengono che il nome derivi dall’arabo “qahwa” e dalla sua evoluzione turca “qahvè” dislocando la scoperta dalla Persia allo Yemen fino a raggiungere appunto l’Etiopia.
Purtroppo la vera origine dell’arte del bere il caffè nessuno la conosce e nei libri di storia esistono varie leggende tra cui quella del pastore etiope che scoprì le peculiarità del caffè notando le lunghe notti insonne del proprio gregge dopo aver brucato i frutti della pianta del caffè. Ma come detto in precedenza, sono tutte leggende. Quello che è sicuro invece è dove approda per la prima volta in Italia il caffè ed è proprio la vità di Venezia che più di 400 anni fa ospitò l’arte e lo studio della torrefazione che noi tutti oggi conosciamo.
Il caffè è sempre stato pagato abbastanza caro già nell’antichità, ma mai quanto la prestigiosa qualità dell’età moderna che arriva a costare fino a 700 euro al kilo. Proprio così, c’è qualcuno in grado di spendere così per gustarsi un caffè che, a detta degli esperti, si riconosca come il caffè migliore al mondo come miscela e aroma.
Purtroppo però che la nascita di questa miscela non abbia poi una storia così bucolica anche se unica. I chicchi per la produzione vengono raccolti manualmente da indonesiani che nella loro terra di origine hanno il compito di raccogliere da terra i chicchi che un marsupiale autoctono, chiamato Luwak, ha espulso dopo essersi fatto una scorpacciata dei migliori frutti, più dolci e più maturi. Il risultato è facile da intuire: il caffè in questo modo subisce due tostature, la prima è di semplice comprensione, la seconda è la classica che tutti conoscono.
La degustazione implica chiaramente un concerto di sapori in bocca offrendo armonie di erbe aromatiche e toni di marmellata di arance amara seguita da un retrogusto persistente di crema di rabarbaro. Inutile dire che l’aroma è unica al mondo.
L’escusiva di questo concerto di gusti è presente da Slitti a Monsummano Terme (PT) . Da provare, ma assolutamente meditando su quello che la natura e l’uomo riescono a regalare, anche se il prezzo non fa certo pensare a un regalo.












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